| RomaFictioFest
- Lo Staff di Lost-Italia.net
Come promesso i vostri prodi
si sono avventurati nei meandri del RomaFictionFest
per riuscire a scovare i tre protagonisti. Dopo
una non troppo breve attesa, alle ore 17.15 presso
l’Auditorium di Via della Conciliazione,
abbiamo visto emergere da una delle auto Jorge
Garcia (Hurley) e, a seguire, Terry O’Quinn
(Locke), e Henry Ian Cusick (Desmond).
Quest’ultimo, a causa di problemi di salute,
non ha partecipato alla conferenza stampa e, quindi,
nonostante l’immenso rosicamento ci siamo
dovuti accontentare, almeno per lui, delle “sole”
foto che trovate qui sotto, scattate dal nostro
“fotografo ufficiale” (leggi ShinjyLeery
per chi frequenta il forum). L’intervista,
rilasciata da Jorge Garcia, Terry O’Quinn
e Francesca Tauriello, vice presidente Abc Disney
Italia, così come le foto che sono state
scattate in quella sede, potete trovarla di seguito:
D. = domanda
T.O = risposta Terry O’Quinn
J.C. = risposta Jorge Garcia
F.T. = risposta Francesca Tauriello
D. Sul set di Lost come
procedono i lavori? Da spettatori spesso non si
ha la percezione di ciò che è improvvisato
e ciò che invece richiede un lungo periodo
di pianificazione.
T.O. Nelle prime due stagioni
abbiamo avuto tutti la sensazione che la sceneggiatura
fosse scritta all’impronta, cosa che negli
Stati Uniti accade frequentemente. In realtà
andando avanti, con la terza stagione, ma ancora
di più con l’accordo che i creatori
hanno concluso con l’emittente abc, che
prevede la realizzazione di ulteriori 48 episodi
per arrivare alla conclusione, abbiamo capito
come in realtà sia stato tutto pianificato.
D. Terry O’Quinn: il rapporto padre-figlio
è uno dei punti cardine nell’evoluzione
del personaggio di Locke. Che cosa ne pensa?
T.O. È una caratteristica
di tutti i personaggi, e non solo di Locke, quella
della conflittualità tra padre e figlio.
La troviamo in Jack, Kate ma anche Hurley. È
un filo conduttore. Per quanto riguarda il mio
personaggio questa parte della storia credo sia
giunta a conclusione con la terza serie. Non credo
che tornerà ad essere un problema per Locke.
D. Perché Locke vuole che tutti
i sopravvissuti rimangano sull’isola? Cosa
lo spinge a voler restare oltre alla paura di
perdere la capacità di camminare?
T.O. Locke non vuole in nessun
modo turbare l’equilibrio che vige sull’isola
e crede che tutti, in qualche modo, ne facciano
parte. Inoltre non vuole andarsene fino a quando
non avrà ottenuto tutte le risposte.
D. Come vi rapportate con i personaggi
che interpretate? John Locke crede fermamente
nel destino, che per quello che ci accade ci sia
sempre una ragione. È un uomo di fede.
Mentre Hurley sembra ossessionato dalla sfortuna.
T.O. Rispetto molto il mio personaggio,
la sua curiosità, la sua voglia di trovare
risposte ai mille interrogativi che lo circondano.
Per quanto mi riguarda, pur identificandomi meglio
nella storia del personaggio prima di arrivare
sull’isola, che è la parte che preferisco,
credo nel destino. Credo che le persone che incontriamo
siano lì per una ragione. E ci credo ancora
di più, da quando ho partecipato a questa
serie.
J.G. Non credo nella sfortuna.
La vita è fatta di ostacoli e della forza
che dobbiamo impiegare per superarli. La risposta
sta tutta nella volontà dei singoli individui.
D. Collaborate attivamente con gli sceneggiatori
nella stesura dei vostri personaggi?
J.G. Non parlo mai in maniera
esplicita del personaggio con gli sceneggiatori.
Loro si trovano a Los Angeles e noi alle Hawai.
Lo script ci arriva e dobbiamo girare. L’influenza
che posso esercitare in realtà è
frutto della mia performance, del modo in cui
riesco ad esprimere le emozioni. Questo per esempio
ha spinto gli autori ad esplorare un lato più
drammatico del personaggio, dandogli una storia
più travagliata. È stato considerato
un punto di forza.
D. Come attori qual è la sfida
più grande che avete dovuto superare nell’interpretazione
del personaggio?
T.O. Correre nella giungla. Ogni
volta che mi arrivava lo script leggevo: Locke
corre snello e veloce nella giungla. Va bene la
prima volta, ma la seconda posso assicurarvi che
correvo solo snello, veloce proprio no.
D. Come riuscite a sviluppare bene il
personaggio considerando che il copione vi arriva
solo una settima prima?
J.G. Come attore fai delle scelte,
esattamente come nella vita.
T.O. In realtà è
un bene non avere il copione a disposizione per
molto tempo, perché pensandoci troppo potresti
entrare in conflitto con quello che è stato
scritto per te e quindi cambiare idea. È
come nella vita, non sai mai che cosa ti aspetta,
non conosci il futuro. I tempi brevi permettono
di conservare la spontaneità tipica della
realtà.
D. Negli Stati Uniti c’è
stato un calo di ascolti. Pensate che il pubblico
si sia sentito tradito dalla mancanza di risposte
della serie?
T.O. È possibile. Ma è
un problema che riguarda molte produzioni televisive
negli Stati Uniti. Gli autori sono legati alla
logica commerciale delle emittenti, che chiedono
un numero alto di episodi, soprattutto quando
il prodotto ha un così grande successo.
È una questione economica. Ed ovviamente
si è costretti a dilazionare la storia,
e quindi le risposte, nel tempo. Inoltre gli autori
di Lost hanno osato, hanno avuto il coraggio di
correre dei rischi e questo li ha esposti al pericolo
di fallire. Ma sono certo che il pubblico avrà
tutte le risposte, una volta terminata la serie.
Ne sono convinto.
J.G. Credo sia importante considerare
che il nostro pubblico è veramente appassionato
e questo lo rende più attento ma anche
molto più critico.
D. Quale personaggio caccereste fuori
dall’isola?
T.O. Questa è una domanda
che non dovevate proprio fare. Ma pensandoci bene
caccerei Jack o Sawyer. Renderebbe più
“disponibile” Kate.
D. Come avete reagito quando vi hanno
comunicato che la serie si concluderà con
le prossime tre stagioni?
T.O. Ne sono stato felice. Il
pubblico ha bisogno di risposte. È un dovere.
Certo rimarrò senza lavoro ma Lost, fortunatamente,
mi ha aperto molte strade.
J.G. Anche io ne sono stato felice,
penso fosse necessario per la storia stabilire
un termine preciso.
D. Avete delle serie preferite?
T.O. Veramente non sono un grande
appassionato di televisione. Mi piace lo sport,
ma se dovessi scegliere dire la serie western
Deadwood. Mi è piaciuta molto.
J.G. Guardo molte serie. Tra
le mie preferite “Studio 60 on the Sunset
Strip”, ma non so se è già
stato trasmesso in Italia. Poi “Battlestar
Galactica” e “I Simpson”.
D. Se avessi potuto scegliere un altro
personaggio di Lost chi avreste voluto interpretare?
J.G. John Locke e Benjamin Linus.
T.O. Sicuramente Hurley o Sawyer.
Hanno le battute migliori.
D. Avete mai visto della fiction italiana?
T.O. Purtroppo negli Stati Uniti
di fiction italiana non se ne vede molta e non
ne conosco la ragione. Poi ovviamente c’è
il problema della lingua. So però che Jack
Bender [ ndr produttore esecutivo e regista di
21 episodi di Lost] ha tenuto un seminario con
registi e sceneggiatori in Italia per confrontare
lo stile americano a quello italiano. Mi piacerebbe
che questo progetto avesse un seguito e riuscisse
a capire la realtà italiana attraverso
una produzione televisiva.
J.G. Non ho finora avuto occasione
di vedere prodotti italiani, ma mi piace ricevere
suggerimenti. Amo le produzioni straniere, portare
a casa con me DVD che posso vedere comodamente.
Lo faccio spesso.
D. Volevo chiedere a Francesca Tauriello,
vice presidente Abc Disney Italia, qualche “numero”
di Lost.
F.T. Molti sono i primati di
Lost: mai, nella storia delle produzioni televisive,
una serie è stata venduta all’estero
così velocemente. Lost è stato trasmesso
da ben 221 Paesi, infrangendo tutti gli indici
d’ascolto prima raggiunti. Il successo è
stato immediato.
D. Quante persone pensi l’abbiano
vista?
F.T. È difficile quantificare.
Direi oltre un miliardo di persone.
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